lunedì 15 settembre 2008

recensione di "bum"

SOCIALE/COMO «bum» sul palco Munari conquista

(sa. ce.) Come raccontare, superando formule didascaliche e libresche, una straordinaria esperienza di creatività e di empatia, quale è stata la carriera artistica di Bruno Munari? L'interrogativo non esente da incognite, era alla base di «bum», lo spettacolo creato dalla compagnia comasca Fata Morgana, con la regia di Stefano Andreoli, ed andato in scena, domenica pomeriggio, in doppia replica, per il pubblico di Sociale Famiglie. L'obiettivo di Andreoli, insieme alle sensibili e brave interpreti Maria Pia Mazza, Cristina Quadrio e Anna Buttarelli era quello di rendere omaggio al grande artista ma nello stesso tempo, come, del resto, lui stesso avrebbe presumibilmente voluto, uscire da atmosfere paludate ed ufficiali, per far conoscere veramente la personalità di questo ?maestro?, a quei bambini che non hanno avuto la possibilità di conoscerlo. Assistendo allo spettacolo, in un foyer del Sociale assiepato di bambini entusiasti (dai cinque anni in su, si raccomandava, ma molti erano gli spettatori undercinque), l'impressione era quella di una perfetta rispondenza tra intenti e risultati. Le tre attrici, instancabili sulla scena per circa un'ora, hanno coinvolto infatti in modo efficace la platea, prendendo a prestito i colpi di genio di Munari, come spunto per vere e proprie reazioni a catena, tra parola e gesto, in nome della assoluta e disarmante creatività. Munari inventa la spassosa «Sedia per visite veloci»? E allora perché non dare il via all'invenzione di altre fantastiche sedie come quella per bambini golosi o bambini con la testa fra le nuvole o ancora freddolosi? Qui, Pro e Quo, i simpatici personaggi vivevano sulla propria pelle le invenzioni dell'artista, arrampicandosi sull'Abitacolo, struttura che qualsiasi ?piccola peste? vorrebbe nella propria cameretta per inventare un universo di giochi e fantasie. E poi ecco ancora (ed era sicuramente la parte più complessa dello spettacolo, trasformata in una lezione vorticosa) le «Macchine inutili», splendidi esempi di come la tecnica possa essere piegata (una volta tanto) alla leggerezza di pensieri ballerini, al lato ironico della vita. Grande l'apprezzamento, come già si è detto e il plauso va soprattutto all'aver saputo cogliere il punto di vista, sempre inedito e sorprendente, del genio munariano. Da rivedere, magari la sera, nella stagione Notte.

La Provincia 30-10-2007

1 commenti:

Olo ha detto...

Visto in anteprima!
Bellissimo!!!!!!!